Archivio di ottobre, 2009

Sesso e videotape

martedì, ottobre 27th, 2009

Buongiorno a tutti.

Dopo tanta assenza (sto cominciando a diventare monotematica… parlo sempre di assenze! E mie, per giunta!!!), eccomi qua a riaffacciarmi su questo spazio.
Ma di cosa potrei parlare?
Ultimamente non è che siano successe cose di chissà quale rilievo… a parte l’autosospensione del governatore del Lazio per una storia di trans, di ricatti e di filmini scottanti…
Sembra un po’ una storia già vista.
Piero MarrazzoE infatti, leggendo vari commenti a questa notizia, sono rimasta sorpresa dal parallelismo che molta gente ha trovato tra i due fatti di cronaca politica che hanno avuto come denominatore comune il sesso e storie extraconiugali.
Considerando che di Marrazzo non me ne frega un’emerita cippa, e non perchè è un esponente del PD, ma semplicemente perchè non mi rappresenta e non mi governa, dato che non vivo nel Lazio…. sarà un problema del suo elettorato, prima che del resto d’Italia.
Mentre per l’altra faccenda di sesso e videotape si stava parlando di un uomo che ha avuto il compito di governare l’Italia intera… e secondo me le cose sono un po’ diverse.
Ma voglio entrare nello specifico delle differenze tra i due casi…. e prometto di essere sintetica! :-)
1. Marrazzo, come già detto, è il govcernatore di una singola regione; Berlusconi di un’intera nazione.
2. Marrazzo si è recato a casa di una trans per, diciamo così, “consumare”, e lì è stato filmato; Berlusconi organizzava (o faceva organizzare) festini nelle SUE RESIDENZE a cui faceva partecipare moltitudini di belle fanciulle di belle speranze.
3. Nel caso di Marrazzo la volontà ricattatoria, nel registrare i filmini, era evidente; nel caso di Berlusconi il tutto è venuto fuori perchè l’escort che ha avuto l’impudenza di registrare il sire è stata convocata da un giudice.
4. Marrazzo, al di là dei sensi di colpa veri o presunti che siano, si è dimesso dalla sua carica (o lo farà a breve) e difficilmente rimetterà la faccia in un qualsiasi scenario politico… se non è stupido!; Berlusconi non si è dimesso, ma anzi!!!!
5. Marrazzo è andato a trans; Berlusconi a puttane…. ma il succo del discorso è che tuti e due hanno intrattenuto rapporti con persone che non erano  le rispettive consorti.
A fronte di tutto ciò, qual è la cosa che viene notata soprattutto dai berluscones?
Che Marrazzo andava a trans, mentre il loro idolo almeno ha avuto il grande intuito di tradire la famiglia con le escort!
Ergo: Berlusconi è un grande latin lover, Marrazzo è un ricchione (nella più gentile delle ipotesi).
Sarà ma a me sono riprovevoli entrambi i comportamenti. Comportamenti meritevoli di censura… non perchè io abbia qualcosa contro chi va a puttane o a trans (i gusti sono gusti e non si discutono!), ma se quel qualcuno è sposato e con prole certe “tendenze” è meglio che le sopprime sul nascere! Se poi quel qualcuno ricopre anche una carica pubblica…. buonanotte!!!!
Ma dov’è finita la condotta morale impeccabile? La morale cristallina di chi si deve occupare della cosa pubblica?
Dicevo che entrambi i comportamenti sono cesnurabili, per quel che mi riguarda… però almeno a Marrazzo va dato atto che si è, inzialmente, autosospeso e che poi arriveranno le dimissioni e che i sensi di colpa lo stanno distruggendo (a giudicare da ciò che si vede e si sente!), mentrte la faccia di tolla che sta al governo ha dato la colpa alla moglie per averlo criticato!!!! E naturalmente di dimettersi non se ne è neanche parlato… in fondo che ha fatto? E’ solo andato a puttane, dentro le sue residenze, e si è fatto registrare come un demente perchè non ha pensato di controllare gli ospiti cui aveva dato udienza…. non è mica andato a trans, giusto?
Direi che come giustificazione ci sta tutta! :-)

In questo periodo ho il dente avvelenato contro chi tradisce la propria famiglia, proprio a causa del cognato (o, come dice mia sorella, del “coddato”… non faccio traduzioni perchè sono una persona fine! ;-) Ma se qualcuno conosce il sardo, sa che significa il termine testè usato!) dei miei fratelli (per quel che mi riguarda non è “mio”! lo chiamerò in questo modo solo quando potrò dire “EX” cognato!!!).

Bene, per oggi mi sono sfogata! :-)
Buon proseguimento a tutti!

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Il Ritorno….

lunedì, ottobre 19th, 2009

…. di chi?
Ma mio, naturalmente! :-)

Buongiorno a tutti, belli e brutti, giovani e vecchi,  alti e bassi, grassi e magri… insomma, bonjour a tout le monde! :-D

Dato che in questo momento preciso, ho giusto 5 minuti di tempo, voglio postare una mia considerazione su una cosuccia che ho testè letto:
Bagnasco dice “no” all’ora di religione islamica nelle scuole. 
Nemmeno io sono favorevole, e questo potrebbe far pensare che io sia d’accord0 (una volta tanto) con Bagnasco… e invece le motivazioni del mio non essere favorevole sono mooolto diverse da quelle dell’alto prelato.

bagnascoDice egli che:  “la conoscenza del fatto religioso cattolico è condizione indispensabile per la comprensione della nostra cultura e per una convivenza più consapevole e responsabile. Non si configura, quindi, come una catechesi confessionale, ma come una disciplina culturale nel quadro delle finalità della scuola”, dato che secondo lui: “l’ora di religione cattolica, nelle scuole di Stato, si giustifica in base all’articolo 9 del Concordato, in quanto essa è parte integrante della nostra storia e della nostra cultura”, e quindi: “non mi pare che l’ora di religione ipotizzata (di islam) corrisponda a questa ragionevole e riconosciuta motivazione”.
Come dicevo le mie motivazioni sono differenti.
A mio avviso non ci deve essere un’ora di religione islamica nelle scuole, così come non ci dovrebbe essere un’ora di religione cattolica. Punto.
L’ora di religione nel percorso formativo di un ragazzo ci deve essere, per carità, ma deve trascendere da una religione in particolare… dato che viviamo in uno stato che ancora si definisce “laico“, e non “teocratico“! Per cui ben venga un’ora di “storia delle religioni” in cui vengono fatte conoscere al ragazzo tutte confessioni religiose che esistono in questo mondo: la cattolica, la protestante, l’ortodossa (per restare nel tema delle religioni “cristiane“), ma anche l’islamismo, l’ebraismo, il buddhismo (anche se il buddhismo è più una filosofia di vita che una religione!), l’induismo, lo scintoismo, e perfino l’animismo!!!
Sono profondamente convinta che uno dei motivi per i quali l’integrazione fra persone di etnia, religione, lingua e culture diverse sia difficile, sia la scarsa conoscenza dell’altro. E’ abbastanza evidente che ciò che non si conosce ci faccia più paura di un mostro stile Godzilla!
Se viene data al ragazzo in età scolare la possibilità di conoscere, anche attraverso i precetti religiosi di ciascuno, qualcosa di più dell’altro, egli sarà più tentato ad interagire con lui senza vederlo necessariamente come un nemico o un “diverso” e per questo osteggiato.
Se il discorso vale per gli stranieri che arrivano in Italia, altrettanto potrebbe dirsi per i nostri ragazzi.
Dato che l’ora di religione, oggi come oggi, è facoltativa, se ne deduce che i ragazzi che non intendono seguirne le lezioni (per i motivi più disparati, e non solo perchè stranieri di altra confessione religiosa!) diserteranno la stessa per fare altre attività.
Poniamo il caso di uno studente di fede islamica… durante l’ora di religione, dato che sa che in quell’ora si parlerà solo ed esclusivamente della religione cattolica, sceglierà di fare altro e nessuno potrebbe obbligarlo a stare in aula… e se non rimane seduto a seguire qualcuno che parla di una religione che non è la sua, e considerando che egli non avrà nessun altro modo per venirne a contatto (dato che difficilmente farà parte di una classe di catechismo, e men che meno entrerà mai in una chiesa!) come può farsi un’idea di cosa sia la religione cattolica? Come si può obiettivamente pensare che egli riuscirà ad integrarsi con qualcuno, se di questo qualcuno non conosce neanche la fede religiosa?
Lo stesso esempio può farsi per un ragazzo italiano e cattolico… se nessuno gli parla mai di cosa sia la religione islamica, ma resta a sentire solo le campane di politici (ma anche no!)  che hanno tutto l’interesse a fomentare e a favorire l’odio razziale e religioso, come potrà vedere in un altro ragazzo come lui qualcosa di diverso da un pazzo, fanatico e potenzialmente terrorista?
E questo discorso vale per tutte le religioni, ovviamente!
Si dice sempre che la scuola dovrebbe essere il primo passo per un’integrazione tra le persone… valeva  cinquant’anni fa e vale ancora oggi, anzi, oggi ancora di più dato che ci stiamo trasformando in una società multiculturale, multirazziale e multietnica. Ma se teniamo i ragazzi di altre confessioni religiose lontani dalle aule dove si parla di religione, come possiamo veramente pensare di aver assolto al nostro compito di aver reso possibile l’integrazione tra ragazzi nelle nostre scuole?
E’ una stupidaggine questa dell’ora di religione… si potrebbe fare benissimo e non costerebbe niente. E così un Mario qualunque saprebbe perchè un Alì qualsiasi non può mangiare la carne di maiale, e  Alì saprebbe perchè Mario si fa quello strano segno che chiamano “della Croce“.
Ma se queste cose ai ragazzi non le diciamo, come possiamo pretendere che le capiscano?
Vogliamo fermare l’odio?
Cominciamo dalle scuole.
integrazione 
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Compiti precisi

lunedì, ottobre 12th, 2009

napolitanoQualche giorno fa avevo sentito alla televisione lo scambio di battute tra il presidente della Repubblica, Napolitano, e un cittadino che lo pregava di non firmare la legge anticrisi del governo, nella quale era contenuta anche la disposizione riguardo allo “scudo fiscale”.
Non ricordavo benissimo le parole che Napolitano gli aveva risposto, ricordo solo che, sostanzialmente, il presidente della Repubblica aveva risposto al cittadino che non firmare non sarebbe servito a niente, dato che le Camere gliela avrebbero ripresentata uguale per la seconda volta e di conseguenza non firmare da subito sarebbe stata una cosa inutil, dato che sarebbe stato tenuto a firmare: tanto valeva firmarla subito.
Ricordo anche che le parole di Napolitano mi fecero una strana impressione.
Mi sono domandata, ma che senso avrebbe aver dato la possibilità al capo dello Stato di far tornare indietro una legge se tanto successivamente era costretto a firmarla lo stesso?
E l’unica risposta che mi sono data è stata quella che, non firmando una legge palesemente anticostituzionale, il Capo dello Stato avrebbe, almeno, mandato il messaggio ai suoi cittadini che lui NON ERA D’ACCORDO con la suddetta legge! Firmarla subito, d’accordo o contrario che fosse, l’avrebbe, di fatto, legittimata agli occhi del popolo italiano.
E questa non mi è sembrata una cosa giusta, sensata o comunque non in linea con con quelli che sono i “doveri” di un presidente di Repubblica come quella italiana.

Poi, leggendo su internet, ho trovato questo articolo che, oltre a riportare fedelmente le parole che Napolitano disse in quell’occasione e che io non ricordavo, ha saputo dare una risposta più esauriente alla mia domanda di cui sopra.
Riporto l’articolo interamente.

03 ottobre 2009: GOLPE BIANCO?
Il 03 ottobre 2009 il Presidente Napolitano, prima di firmare il decreto legge 103/2009 (lo scudo fiscale), ad un cittadino che gli ha urlato: “Presidente, non firmi, lo faccia per le persone oneste”, ha risposto: “Nella Costituzione c’è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente”.
Davanti a questa affermazione del Presidente Napolitano ho sobbalzato come cittadina, prima ancora che come giurista. Ritengo l’affermazione del Presidente delle Repubblica italiana di una gravità assoluta, nonchè foriera di gravi rischi per l’esistenza stessa della democrazia.
Mi spiego.
Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione.
Cosa significa questo?
Significa che il Presidente della Repubblica ha l’importantissimo compito di controllo preventivo di costituzionalità sulle funzioni legislative e di governo.
Come esercita il Capo dello Stato questa funzione di controllo? Emanando le leggi.
Il Costituente ha previsto che sia compito del Presidente della Repubblica promulgare le leggi, emanare i decreti ed i regolamenti proprio per permettergli di svolgere questa funzione di controllo. Infatti il parlamento vota una legge (decreto o regolamento), questa giunge sul tavolo del Capo dello Stato che, con la sua firma, ne garantisce la conformità ai principi costituzionali.
Se il presidente ha dei dubbi, e ritiene che la legge presenti profili di incostituzionalità, può, e deve, non firmare, ovvero può, e deve, porre un veto sospensivo sulle legge e, con messaggio motivato, rinviare alle Camere la legge chiedendo una nuova votazione (Art. 74 Cost. “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può’ con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione).
E’ possibile che le Camere non tengano conto delle indicazioni del Capo dello Stato e approvino nuovamente lo stesso testo (difficilmente capita, normalmente le Camere tengono in considerazione le indicazioni del Capo dello Stato). In questo caso il Capo dello Stato deve firmare e promulgare la legge (Art. 74 Cost. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata). [1]
Tale previsione ha un suo perché. Infatti il Costituente, ben consapevole dell’importanza della costituzione, e volendo tutelarla da tutti i possibili abusi, ha predisposto una doppia garanzia: da un lato quella del Capo dello Stato su possibili abusi della maggioranza (con il veto sospensivo); dall’altra da possibili abusi proprio del Capo dello Stato che, abusando del suo diritto di veto, potrebbe rifiutarsi di mettere la firma sulle leggi votate dalle camere così bloccando all’infinito il Legislatore.
Ma tutto ciò non significa che la funzione preventiva di controllo di costituzionalità del Capo dello Stato non sia importante, anzi è fondamentale e, soprattutto, non può essere sostituita dal solo controllo successivo della Corte Costituzionale.
Infatti, se è vero che le decisioni di rispondenza delle leggi alla Costituzione competono alla Corte Costituzionale, è anche vero che il potere di valutazione preventiva dato al Capo dello Stato, ove non esercitato, può portare a violazioni costituzionali irreparabili. Mi spiego.
Il capo dello stato ha la funzione di garante della costituzione (funzione di controllo preventiva).
La corte costituzionale ha la funzione di custode della costituzione (funzione di controllo successiva).
Il rispetto della carta costituzionale può avvenire solo se entrambe le funzioni vengono svolte correttamente.
Per comprendere meglio questo concetto analizziamo il decreto legge sullo scudo fiscale (103/2009) appena firmato da Napolitano. (Per una disamina più approfondita della problematica rinviamo all’articolo apparso sul blog Uguale per tutti http://toghe.blogspot.com/2009/10/lo-scudo-fiscale-tra-amnistia.html).
L’effetto “salvifico” dello scudo, che prevede la non punibilità di alcuni reati se collegati alla illecita esportazione di capitali all’estero, si applicherà solo ai soggetti che al 05 agosto 2009 non avevano ancora un procedimento penale pendente, ovvero gli evasori non ancora scoperti.
Ecco il problema costituzionale, nello specifico la violazione dell’art. 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”).
Perché? Perché l’applicazione di questo “beneficio” non viene ancorata ad una condotta del soggetto, ma ad un fattore esterno (ovvero se la Guardia di Finanza ti ha scoperto oppure no).
Ciò ha come conseguenza che tra due persone che hanno tenuto la stessa condotta, che hanno commesso lo stesso reato, una verrà condannata e l’altra no. Non vi pare violi leggermente l’art. 3 della Costituzione?
Ma c’è di più. Ed è qui che appare assolutamente chiaro come una tutela efficace dei diritti costituzionali possa avvenire solo se entrambe le funzioni di controllo della costituzione (preventiva del Capo dello Stato e successiva della corte costituzionale) vengono svolte.
Anche se un domani la corte costituzionale giudicherà il decreto legge sullo scudo fiscale (103/2009) incostituzionale, non sarà comunque possibile porre rimedio alla violazione dell’art. 3 della Costituzione. Infatti per il principio del “favor rei” presente nel nostro ordinamento (che stabilisce che all’imputato si applica la legge più favorevole con la conseguenza, quindi, che non potrà subire gli effetti negativi della sentenza che pronuncia l’incostituzionalità di una legge), tutti coloro che avranno evaso e si saranno “protetti” con lo scudo fiscale successivamente dichiarato incostituzionale, non saranno comunque perseguibili, sancendo così definitivamente la violazione dell’art. 3 della nostra Costituzione.
Ma questo rischio era ben presente nel nostro costituente (abbiamo una delle migliori costituzioni del mondo), ed è per questo che ha predisposto due fasi di controllo alla nostra costituzione, perché il solo controllo successivo della corte costituzionale, in alcuni casi, non potrà che essere tardivo per la tutela di diritti costituzionalmente garantiti, come abbiamo appena visto.
In altri termini, se il Capo dello Stato rinuncia a priori ad esercitare a questa sua importantissima funzione preventiva di garante della costituzione, non solo la sua figura si riduce a quella di un passacarte ma, così facendo, salta la nostra costituzione.
La nostra costituzione è un sistema di regole/funzioni integrato teso alla garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini (che poi è quello che ci permette di essere una democrazia). Se una funzione non viene esercitata il sistema salta, saltano le efficaci garanzie sui possibili abusi ai nostri diritti fondamentali, salta il sistema democratico alla base della nostra repubblica.
Ecco perché è tanto grave la dichiarazione del presidente Napolitano che afferma: “Nella Costituzione c’è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente“.
Significa eccome. E’ fondamentale! E’ la differenza tra “tutelare” e “non tutelare” efficacemente un diritto costituzionale!
Il Capo dello Stato non può rinunciare a priori ad esercitare la sua funzione di garante dicendo “tanto è lo stesso, il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge”. Innanzitutto come fa a saperlo? Ma, sopratutto, anche qualora avesse questa consapevolezza, questa può essere sufficiente per indurlo a non esercitare la sua funzione? NO!
Ma se il Capo dello Stato è arrivato a dire questo la domanda da porsi è:
Cosa intendeva dire veramente il Presidente Napolitano con quella frase?
E’ credibile che non sappia cosa comporta la carica che ha assunto?
E’ credibile che non conosca l’importanza della sua funzione, e le possibili ed irreparabili conseguenze se questa non viene esercitata?
Se non pare credibile tutto ciò, cosa ha voluto dire esattamente il Presidente della Repubblica con quella frase?
Ma, sopratutto, se il Capo dello Stato rinuncia a priori ad esercitare la sua funzione di garante della Costituzione, la nostra si può chiamare ancora democrazia?
In altri termini: siamo ancora in una Repubblica oppure, probabilmente, siamo in un momento cui non vi è più controllo agli abusi di una maggioranza perché chi demandato a questo compito vi ha rinunciato a priori dichiarandolo pubblicamente? E se è così, l’affermazione di Napolitano può significare che, in realtà, è già stato attuato e portato a termine una sorta di golpe bianco?
Spero vivamente di no.
[di Solange Manfredi]

[1] In realtà, nei casi più gravi, si ritiene che, se la legge che gli viene chiesto di firmare è anti-costituzionale, ovvero apparisse gravemente ed irrimediabilmente lesiva delle competenze costituzionali di un altro potere, il Capo dello Stato potrebbe ancora rifiutarsi di firmare, proprio in forza della sua primaria funzione di garante della costituzione e dell’equilibrio tra poteri. Certo, a fronte di un atto così’ “forte” probabilmente si assisterebbe ad uno scontro durissimo in cui il Governo potrebbe sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale.

Devo, a malincuore, dover ammettere che questo presidente della Repubblica non mi piace più.

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