Archivio di agosto, 2009

Mark Twain

lunedì, agosto 31st, 2009

markTwain
Agire bene è nobile. Ma mostrare agli altri come si deve agire è ancora più nobile e non costa nulla.

Ci vogliono il tuo nemico e il tuo amico insieme per colpirti al cuore: il primo per calunniarti, il secondo per venirtelo a dire.

Il paradiso lo preferisco per il clima, l’inferno per la compagnia.

Il solo modo per mantenerti in buona salute è mangiare quello che non vuoi, bere quello che non ti piace e fare quello che preferiresti non fare.

Il tuono è bello, il tuono è impressionante. Ma è il fulmine che fa il lavoro.

Io non domando mai a che razza appartiene un uomo, basta che sia un essere umano. Nessuno può essere qualcosa di peggio.

La verità è più strana del romanzo, questo deve essere plausibile, la verità no.

Se non riuscite a ottenere un complimento in nessun altro modo, piuttosto che niente, pagatelo.

Se raccogli un cane randagio e gli dai da mangiare non ti morderà: ecco la differenza fondamentale tra il cane e l’uomo.

Solo i re, gli scrittori e le persone col verme solitario hanno il diritto di usare il pluralis maiestatis.

Una delle principali differenze tra un gatto e una bugia è che il gatto ha solo sette vite.

La buona educazione consiste nel nascondere quanto bene pensiamo di noi stessi e quanto male degli altri.

C’è gente tanto brava da scrivere due libri contemporaneamente: il primo e l’ultimo.

Ci sono tre cose che una donna è capace di fare con niente: un cappello, un’insalata e una scenata.

La gente di solito usa le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione.

Prima raccogli i fatti, così in seguito potrai distorcerli come ti pare.

Un banchiere è uno che vi presta l’ombrello quando c’è il sole e lo rivuole indietro appena incomincia a piovere.

L’uomo è l’unico animale che arrossisce, ma è l’unico ad averne bisogno.

Niente di più facile di smettere di fumare, lo faccio venti volte al giorno!

Agite secondo giustizia. Sorprenderete alcuni e stupirete tutti gli altri.

La gratitudine è un debito che di solito si va accumulando, come succede per i ricatti: più paghi, più te ne chiedono.

Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avrete fatto, ma di quelle che non avrete fatto.

La vita sarebbe infinitamente più felice se nascessimo a ottanta anni e ci avvicinassimo gradualmente ai diciotto.

Ci sono due casi in cui l’uomo non deve speculare in borsa: quando non ha soldi e quando i soldi ce li ha.

Per capire e raggiungere ciò che vuoi comincia a scartare ciò che non vuoi.

Se una donna si guarda spesso allo specchio, può darsi che non sia tanto un segno di vanità, quanto di coraggio.

Ci sono molti capri espiatori per i nostri peccati, ma il più popolare è la Provvidenza.

Un uomo che non legge buoni libri non ha alcun vantaggio rispetto a quello che non sa leggere.

L’umanità senza la donna sarebbe scarsa. Terribilmente scarsa.

Avrei potuto diventare un soldato se avessi aspettato: sapevo più cose sulla ritirata di quante ne sapesse il tizio che l’ha inventata.

Che strano, tutti parlano del tempo, ma nessuno fa niente per cambiarlo.

Devo avere un’enorme massa di intelletto. A volte ci vuole perfino una settimana per metterlo in moto.

Di solito la gente è infastidita da quei passi della Bibbia che non comprende, mentre i passi che infastidiscono me sono quelli che comprendo.

Il letto è il posto più pericoloso del mondo. L’ottanta per cento della gente vi muore.

La maggior parte degli scrittori considera la verità il bene più prezioso, perciò ne fa l’uso più parco possibile.

La sacra passione dell’amicizia è di così dolce, leale, costante, paziente natura che può durare tutta la vita, salvo richiesta di ub prestito di denaro.

L’uomo che è pessimista prima di avere 48 anni sa troppo; dopo, se è un ottimista, sa troppo poco.

Per ottenere il pieno valore della gioia dobbiamo avere qualcuno con cui condividerla.

Poche cose sono più dure da sopportare del fastidio di un buon esempio.

Se dici la verità, non devi poi ricordarti di nulla.

Tutte le scoperte della medicina si possono ricondurre alla breve formula : “l’acqua, bevuta moderatamente, non è nociva”.

Un classico è qualcosa che tutti vorrebbero aver letto e nessuno vuol leggere.

Il dolore può bastare a se stesso, ma per apprezzare a fondo una gioia bisogna avere qualcuno con cui dividerla.

L’unico sport che ho praticato nella mia vita è andare ai funerali dei miei amici sportivi.

L’abitudine è l’abitudine e non si può sbatterla fuori dalla finestra. Bisogna farle scendere le scale un gradino alla volta a forza di persuasione.

Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.

La civiltà è un illimitato moltiplicarsi di inutili necessità.

Tutto ciò che serve per avere successo nella vita sono ignoranza e fiducia in se stessi.

L’educazione è la difesa organizzata degli adulti contro la gioventù.

Una delle prove dell’immortalità dell’anima è che moltitudini innumerevoli vi hanno creduto… come hanno creduto che la terra fosse piatta.

Non è saggio usare la morale nei giorni feriali; così succede che poi la troviamo in disordine la domenica.

È la differenza di opinioni quella che rende possibile le corse dei cavalli.

Il lavoro consiste in qualsiasi cosa il corpo sia obbligato a fare… Giocare consiste in qualsiasi cosa che il corpo non sia obbligato a fare.

I miei libri sono come l’acqua, quelli dei grandi talenti sono vino. Tutti bevono acqua.

Nessuno è tanto volgare quanto le persone estremamente sofisticate.

Non mi piace il lavoro anche se è qualcun altro a farlo.

Quando ti rendi conto che sei dalla parte della maggioranza, sappi che è ora di cambiare.

Dio ha inventato l’uomo perché era deluso della scimmia.

La regola è perfetta: in tutte le questioni di opinione i nostri avversari sono pazzi.

Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura, ma non assenza di paura.

Cerchiamo di non essere troppo esigenti: è meglio possedere diamanti di seconda scelta che non possederne affatto.

Promettere di non fare una cosa è il modo più sicuro perché a uno venga una voglia matta di farla.

Ci sono molti buoni sistemi per proteggersi dalle tentazioni, ma il migliore è la codardia.

Il giornalista è colui che distingue il vero dal falso… e pubblica il falso.

Il radicale inventa le opinioni; quando le ha sperimentate, interviene il conservatore e le adotta.

Mai rimandare a domani ciò che puoi fare benissimo dopodomani.

Quando hai un dubbio racconta la verità.

La responsabilità è individuale, non della comunità.

Il vero inchiostro usato per scrivere la storia è semplice, fluido pregiudizio.

Il valore dei libri varia secondo le circostanze. Un libro rilegato in cuoio è eccellente per affilare i rasoi; un libro piccolo serve per zeppare la gamba più corta di un tavolino traballante; un vecchio libro rilegato in pergamena è un’ottima arma per scacciare gatti molesti; un atlante dai grandi fogli è quanto di meglio si possa desiderare per accomodare vetri rotti.

Ognuno di noi è una luna: ha un lato oscuro che non mostra mai a nessun altro.

Queste sono solo alcune delle massime di Mark Twain che, come ho senz’altro già detto in altre occasioni, io ADORO!!!! :mrgreen:

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Una storia qualsiasi

mercoledì, agosto 26th, 2009

Erano stati bambini insieme. Avevano vissuto in due case quasi di fronte, nello stesso quartiere. Un bambino e una bambina che avevano vissuto l’infanzia tra impegni scolastici nei lunghi inverni e giochi sotto il cielo nelle calde notti d’estate.
La comitiva di cui facevano perte comprendeva molti altri bambini, tutti i ragazzini delle case del circondario che si davano appuntamento all’ora in cui i rispettivi genitori si riunivano sugli usci di casa a godere della brezza leggera e del piacevole refrigerio che le ore notturne donavano dopo una giornata di arsura.
Erano state delle estati passate a giocare a nascondino, ad acchiapparello… passate a fuggire per le strade della cittadina sonnolenta insieme ai rumori, molesti!, dei passi concitati di decine di piedi di bambini che scalpitavano sul selciato e di allegri urletti e sonore risate, pratiche, queste, che non macavano di registrare i malcontenti più o meno velati della brava gente che a quell’ora della notte preferiva dormire anzichè giocare e prendere il fresco.
Estati passate a percorrere la ripida salita che conduceva al vicino convento dei cappuccini, a cercare i pinoli che cadevano dagli innumerevoli pini di cui la detta salita era costellata, oppure, una volta arrivati alla sommità della collina, raccogliere i fichi d’india maturi arrivando a casa sempre felici, sempre contenti, ma con le mani più puntute di un portaspilli!
Ma quelle estati erano la loro ricompensa per un anno passato sui libri di scuola ad imparare a leggere, scrivere e far di conto. Erano una prassi cui nessun bambino della comitiva era disposto a rinunciare.
In questo modo erano passate le estati dei due bambini: tra giochi, risate e grandi scorpacciate di pinoli e fichi d’india.

Poi la famiglia della bambina si trasferì in un altro quartiere, molto lontano dal resto della comitiva e dal convento con i suoi sentieri lastricati di pinoli e fichi d’india.
E i destini dei due bambini si divisero.

Erano ormai cresciuti quando si rividero per caso. Lei stava portando all’asilo il bambino di sua sorella, e lui stava facendo altrettando col figlio della sua.
Era diventato un bel ragazzo, ancora gentile, ancora disposto a passare il suo tempo a raccontare aneddoti e a preoccuparsi di quale fosse stato il corso della vita di quella che era stata sua compagna di giochi di tante estati prima.
I due ragazzi parlarono a lungo, lei gli raccontò della sua vita, della sua famiglia, dell’università, del quartiere dove era stata portata a vivere e che non era stato esaltante ai suoi occhi di bambina come quello che aveva lasciato. Gli chiese della comitiva, anche se di alcuni di loro sapeva alcune informazioni. E gli chiese di lui.
Era sempre gentile, educato e riservato, ma nei suoi occhi lei vi lesse una insoddisfazione di fondo, come se accompagnare il figlio della sorella all’asilo non fosse quello che avrebbe voluto fare. Le raccontò di come, intorno ai sedici anni, lasciati gli studi, fosse emigrato in Francia e aveva trovato un lavoro in una pizzeria, grazie ad alcuni suoi conoscenti che erano emigrati prima di lui. Le raccontò di quanto quella vita lo soddisfacesse, di come si sentisse realizzato, del fatto che guadagnasse bene, che poteva persino permettersi di mandare qualcosa a casa dagli anziani genitori che vivevano della pensione di bracciante agricolo del padre… e di quanto quella vita gli mancasse.
La sua famiglia non era mai stata facoltosa, per questo motivo aveva deciso di lasciare la sua casa, la sua famiglia, per cercare un lavoro all’estero: un lavoro che gli permettesse di non pesare sul già magro bilancio familiare, dato che nella sua terra non riusciva a trovare nulla.
La bambina diventata donna gli chiese perchè l’avesse lasciato, quel posto, quel Paese, se là si trovava così bene.
Lui rispose che era stato costretto a farlo. Quando compì diciotto anni il suo Paese lo richiamò in patria: doveva servire la suddetta Patria per un anno, come un qualsiasi altro bravo figlio d’Italia.
Fu costretto a licenziarsi… nella sua mente di giovane onesto e responsabile non gli balenò neanche l’idea di darsi alla “latitanza” e diventare un “disertore”. Aveva pensato che, al rientro da quell’anno da militare, le cose avrebbero potuto riprendere la piega che avevano  quando le aveva lasciate per rispondere al precetto dello stato italiano.
Ma così non fu.
Quando, alla scadenza dell’anno di naja, tornò a reclamare ciò che, forse ingenuamente, credeva fosse suo diritto, trovò le porte chiuse: la pizzeria nella quale lavorava l’aveva sostiuito da tempo… per lui non c’era più posto.
Cercò ancora altrove, ma sembrava che la fortuna l’avesse abbandonato. Forse c’era crisi, forse l’anno di inattività l’aveva reso poco gradito agli occhi di un eventuale datore di lavoro, forse era diventato troppo “vecchio”. Non sapeva… sapeva solo che le porte per lui erano irrimediabilmente chiuse.
Tornò a casa.
Cercò di provare a trovare qualcosa nella sua terra, magari in quegli anni le cose erano cambiate, e forse anche lui avrebbe trovato il suo posto.
Ma un altro nemico, più viscido e più insinuante, l’aveva colpito come risultato delle sue frustranti ricerche di un lavoro.
La depressione.
Raccontà alla bambina di un tempo, come la malattia subdola l’avesse colpito. Le raccontò di come fosse sotto costante controllo medico che aveva dei prezzi esorbitanti. Le raccontò anche che doveva assumere dei medicinali per tenere a bada la disperazione che lo opprimeva… e di come anche  questi medicinali costassero!
“Non ho un lavoro” le diceva “non riesco a trovarlo. E se non guadagno come faccio a comprare i medicinali che mi servono per stare bene? Non posso chiedere aiuto ai miei genitori. Loro vorrebbero aiutarmi, ma hanno a malapena di che vivere per loro!”
Era un circolo vizioso il suo: più cadeva nella depressione, più aveva bisogno dei medicinali costisi, ma più aveva necessità di quei medicinali, meno possibilità aveva di trovare lavoro.
E lo stato non lo aiutava. Era stato lasciato completamente solo a combattere i suoi demoni.

Qualche tempo dopo, la ragazza seppe che lui, il bambino sempre allegro, il ragazzo gentile e disponibile, aveva posto fine alla sua vita.
E l’aveva fatto in modo brutale… terribile… doloroso.

Si era procurato una tanica di benzina, era andato in campagna… si era cosparso il corpo di benzina aveva acceso il suo accendino e si era dato fuoco.
Un pastore l’aveva visto, aveva visto quella “cosa” coperta di fuoco agitarsi e muoversi freneticamente avanti e indietro, come per sfuggire a una sofferenza che era molto più grande di come l’avesse immaginata.
L’aveva raggiunto, aveva cercato di spegnere le fiamme gettandogli addosso un sacco di iuta.
Lui era ancora vivo: “Lasciami morire” gli ha detto.
“Perchè? Sei così giovane!” E’ stata la risposta del suo salvatore.
“Sono disoccupato” ha detto, prima di perdere i sensi.

E’ morto due giorni dopo, in ospedale, dopo atroci sofferenze.
Era il 26 agosto del 1996.
Aveva 25 anni.

La sorella aveva accusato, non tanto la società che non era riuscita a reinserirlo nel mondo del lavoro dopo che lui l’aveva servita per un anno, quanto il servizio sanitario per non aver messo il fratello nelle condizioni di curarsi.
“Si è ucciso per non essere di peso a noi.” sono state le sue parole alla sua morte.

Ma la bambina che l’aveva conosciuto quando era un ragazzino pieno di vita, non riusciva a accettare quella morte, non poteva rassegnarsi a quello spreco.
Ed era piena di rabbia.
Sarebbe potuto diventare qualsiasi cosa, avrebbe potuto essere l’uomo migliore del mondo se solo gli fosse stata data una possibilità. E invece tutte le vie gli erano state precluse, era stato lasciato solo a combattere una malattia contro la quale lui non era preparato, nè psicologicamente nè economicamente.
E tutto quello spreco, perchè c’era stato? In nome di quale ideale? Di quale senso del dovere?
Lui aveva risposto alla chiamata della sua patria, aveva dovuto lasciare ciò che per lui era importante, ciò che per lui era vitale, per servire quello stato che l’aveva fatto andare in giro per il mondo alla ricerca di ciò che lui, lo stato, non voleva o non era stato in grado di garantirgli: un lavoro! Proprio quella cosa che è alla base della nostra cosiddetta Costituzione! Quella cosa che dovebbe essere un diritto di ogni uomo… e non un mezzo di ricatto, o di supplica o elemosina!
Aveva regalato allo stato che l’aveva costretto ad espatriare, un anno della sua vita!
L’aveva servito, aveva fatto il suo dovere nei confronti della Patria… e alla fine cosa gli aveva dato la patria in cambio?
Un anno della sua vita evidentemente non gli era bastato. Voleva tutto ciò che lui aveva: la sua serenità, la sua speranza per il futuro, la sua salute psichica e fisica…. in una parola sola, voleva la sua VITA.
E alla fine è riuscita, la grande madre patria, a prendersi la vita di quel ragazzo che voleva solo lavorare onestamente e aiutare la sua famiglia a stare meglio.

massimo bandinu

Ho trovato questa fotografia rimestando tra i vecchi album di fotografie mie e dei miei fratelli.
Qui Massimo, il ragazzo della storia, era alla festa di compleanno di mio fratello
Rivedere questa vecchia foto mi ha fatto ricordare di lui, perchè, colpevolmente, in questi anni l’avevo dimenticato… e mi ha fatto tornare alla mente la sua storia che ho voluto raccontare qui perchè, nonostante gli anni trascorsi, quella bambina è ancora piena di rabbia.

In memoria di Massimo B.
26 agosto 1996 – 26 agosto 2009

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Pensiero della sera

domenica, agosto 23rd, 2009

Come al solito, sono di corsa (devo andare a cena da una mia amica e sono già in ritardo!). Pensavo che durante le ferie avrei avuto più tempo per stare sul web, e invece…. mi lascio prendere la mano da troppe cose che normalmente non posso fare e trascuro tutto il resto :cry:   Sorry!
Oltretutto, avendo passato così poco tempo in rete, appena mi capiterà l’occasione, dovrò passare almeno un paio di ore a ripulire da certi vostri commenti che sapete benissimo che non mi piacciono! :-) Ma tanto sono sicura che ci saranno anche stavolta…. Mi sa che dovrò davvero mettermi in testa di passare tutto il mio tempo in agguato sul blog per censurarvi appena colpite, tipo Gestapo! ahahahhahaha
Spero davvero di non dover arrivare a tanto. Il ruolo del poliziotto non è che mi piaccia tanto! ;-)

Comunque, sono passata giusto per lascire un pensierino che trovo molto bello…. e naturalmente molto saggio e veritiero! :mrgreen:

“Educa un bambino, avrai un uomo in più,
educa una bambina e creerai una tribù!”

E’ un passo della canzone “Salvation” dei Negrita, nell’album HELLdorado
Davvero un bel disco! ;-)
Spero che possa essere motivo di discussione CIVILE, dato che mi piacerebbe sapere cosa ne pensate al proposito, ok?

Ora devo andare, e come al solito: FATE I BRAVI!
Ciaooooo!

(PS: appena mi avanza un po’ di tempo, GIURO che mi metto d’impegno a leggere tutti i vostri interventi…. giuro!!!)


Negrita – Salvation
(giusto per chi volesse sentirsi tutta la canzone… per chi non la conoscesse: credetemi, merita davvero!  8-)   )

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