Archivio di giugno, 2009

Diversa concezione

martedì, giugno 30th, 2009

Leggo sul giornale

madoff“Per il finanziere Bernie Madoff  condanna a 150 anni di galera”.

E mi viene da piangere!
Mi viene da piangere al pensiero che in Italia, un pari grado di Madoff,  non ci sarebbe neanche finito davanti a un tribunale.
Mi viene da piangere al pensiero che in Italia, il pari grado di Madoff, anche se davanti a un tribunale ci fosse finito, al massimo si sarebbe beccato gli arresti domiciliari.
Mi viene da piangere al pensiero che in Italia, il pari grado di Madoff,  posto che fosse finito davanti a un tribunale che non lo avesse condannato agli arresti domiciliari, la sua condanna sarebbe comunque stata blanda.
E mi viene da piangere al pensiero che in Italia, il pari grado di Madoff, se anche fosse finito davanti al giudice, avesse evitato gli arresti domicilari e non avesse riportato una condanna lieve, be’…. in quel caso sarebbe uscito fuori dal carcere due giorni dopo perchè “anoressico”, perché “non compatibile con la vita carceraria”, perché “depresso”.
Avrei o no motivo per piangere?

In America si parla di “punizione esemplare” per un uomo “autore” della più grande truffa di Wall Street.
Il giudice che lo ha condannato, Denny Chin, ha così motivato le ragioni della sua sentenza: “il messaggio che vogliamo dare è che i crimini commessi dal signor Madoff erano straordinariamente malvagi e che questo genere di manipolazione del sistema non è soltanto un reato senza spargimento di sangue commesso su carta, quanto un crimine con un bilancio [di vittime e danni] stupefacente. Parlando obiettivamente questa frode è stata stupefacente”.
I reati finanziari io li considero più abietti, più terribili e più esecrabili di quelli del famoso topo d’appartamento!
Che differenza c’è, in fondo? E’ vero che tutti e due rubano quel che è tuo, ma è anche vero che il topo di appartamento:
1. se lo becco in casa mia, con le mani nella mia argenteria (per fare un esempio…. non ne ho argenteria, io! :-) ), sono anche autorizzata a sparargli;
2. posso sporgere denuncia, e se viene trovato il ladro, riappropriarmi di ciò che è mio e che mi era stato sottratto con il furto.
Al finanziere, al banchiere e a tutti questi cosiddetti “colletti bianchi”, che comunque rubano anche loro ciò che è tuo,  io non posso fare niente!
1. non posso sparar loro, una volta che mi rendo conto che con i loro raggiri mi hanno rovinato;
2. anche sporgendo denuncia alla fine pagherà solo l’impiegato bancario del livello più basso che non c’entra nulla;  
3. anche accertata la responsabilità dei “capoccia”, e anche indagati e processati (seee… credici!!!!!) io non riavrò mai indietro ciò che mi è stato indebitatamente tolto;
4. in compenso a loro saranno fornite buone uscite milionarie.
E’ giustizia questa? 

E pensare che una delle priorità di questo governo è la sicurezza! ;-)
E chi è che mi mette “al sicuro” da questi personaggi? Ok, va bene stare al sicuro da rumeni, nordafricani,  immigrati clandestini ed extracomunitari in genere… ma per i delinquenti a 5 stelle di casa nostra, chi ci pensa? Chi organizza le ronde cittadine per difendersi da questi figuri che, per me  (ed è personalissima opinione mia!) sono i ladri più ladri tra i ladri?
Ma infine mi chiedo…. perchè dovrei essere io a piangere, quando a piangere dovrebbero essere LORO????????

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Tempo di esami

venerdì, giugno 26th, 2009

oraliCome tutti sanno, questo è il tempo degli esami di maturità per 500.000 e rotti ragazzi italiani.
Non voglio parlare delle leggi sulla scuola che questo governo ha creato, non voglio parlare del ministro dell’istruzione che predica “meritocrazia” e severità nelle scuola, e lei, per sostenere l’esame di stato per l’abilitazione di avvocato, è andata (da Brescia) fino a Reggio Calabria perché “a Brescia non si passa l’esame”.
Bell’esempio di coerenza… non c’è che dire!
Ma come ho detto non voglio parlare di questo. Voglio parlare dell’esame di maturità che, più o meno, tutti abbiamo dovuto sostenere almeno una volta nella vita (perché qualcuno l’ha dato più di una volta….).
Io voglio parlare del mio, avvenuto nell’ormai lontanissimo 1987 (sigh… che vecchiaaaaa!!!). Premetto che a me, all’epoca, dell’esame non fregava granché, nel senso che non l’ho preso con la dovuta serietà, tant’è che praticamente non ho studiato un tubo in previsione del medesimo.
Anche se ho dato un esame comunque brillante! ehehhehehehe
Però era una scusa per far comunella con le mie amiche, nonché compagne di scuola. Eravamo un gruppo di 4 ragazze, e, con la scusa di studiare per l’esame, ci riunivamo (non ho capito perché, ma le sessioni di studio avvenivano sempre a casa mia!) e, diciamo, studiavamo. Oddio, almeno due di esse avrebbero anche voluto studiare, ma io e un’altra eravamo molto più… distratte! :-D
Quando ho parlato di “sessioni di studio” intendevo proprio “sessioni”, nel senso che le 3 moschettiere venivano a casa mia di buon mattino e ci restavano per tutto il giorno, praticamente autoinvitandosi a pranzo a casa mia per quasi una settimana buona di fila!
Ricordo che mia madre ci preparava, per il pranzo, la camera da pranzo solo per noi (il resto della famiglia era relegato in cucina… :-D ), ci preparava da mangiare, ci serviva e poi riassettava… non sia mai che si disturbassero i geni al lavoro!
Un giorno, proprio il giorno prima che l’esame iniziasse, dopo il pranzo, dopo che mia madre ci portò il caffé (ebbene sì, l’avevamo schiavizzata per benino…. Che santa donna!) a me venne un’idea geniale!
”Perché non lo beviamo corretto, il caffé?”
”Massì… dai!” ebbero a dire le assassine.
Dal momento che io di caffé corretti non sapevo un emerito piffero, e quelle tre disgraziate non erano da meno, abbiamo allungato il suddetto caffé con un liquore tipo amaretto di Saronno. E dal momento che io non sentivo il sapore di alcuna “correzione” (dato che non era quello che avevo scelto il liquore più indicato per fare di un caffé un caffé corretto! Ma allora non lo sapevo!), ho continuato ad aggiungere liquore, finché più che un caffé corretto con liquore era un liquore corretto con caffé!
Morale della favola, A UN GIORNO DALL’ESAME, mi sono ritrovata preda di forti dolori addominali e con tutti i sintomi di una dissenteria fulminante.
Da allora ho fatto passare almeno 15 anni prima che mi riazzardassi anche solo ad annusare un caffé.
Comunque, sta di fatto che il giorno dopo andai all’esame, compito di italiano che non mi aveva mai preoccupato durante tutti gli anni di scuola e anche in quell’occasione ero abbastanza tranquilla, se non fosse che….
Flashback. Durante i compiti in classe di italiano, per tutti e 5 gli anni delle superiori quella che si occupava, nell’ordine: di dare idee, di controllare i lavori in corso d’opera, e di correggere gli strafalcioni finali a tutta la comitiva ero io. Se ne deduceva che il tempo che restava a me per fare il “mio” tema era piuttosto ridotto, e meno male che io scrivo molto velocemente! Non si capirà una cippa alla fine, però almeno ci metto 10 minuti netti a scrivere un qualsiasi testo. Purché non mi si spezzi il filo.
Cioè, io durante i compiti di italiano,  passavo praticamente la prima ora e un quarto del tempo a mia disposizione a pensare a cosa scrivere, ad aiutare le mie compagne e a ciondolare da una parte all’altra in attesa dell’ispirazione, però quando cominciavo a scrivere niente e nessuno doveva interrompermi, altrimenti era la fine!
Questa mia amica, che in tutti gli anni di scuola (più i tre delle medie!) è stata anche mia compagna di banco, il giorno dell’esame era seduta davanti a me.
Prima di iniziare i lavori, e mentre ero ancora nello stadio da sto-cercando-l’ispirazione, lei si volta verso di me, bisbigliante:
Lei:“Che tema hai deciso di fare?”
Io, che ancora, per fortuna, non avevo ancora iniziato a scrivere: “Non ho ancora deciso, ma penso il quarto. Tu?”
Lei: “Il primo… mi dai uno spunto per farlo?”  Eh, le abitudini sono dure a morire!
La prima traccia era la rielaborazione di un celebre aforisma, ma col cavolo che mi ricordo qual era!
Io: “Miri [si chiamava Miriam], se avessi avuto idee su come fare il primo tema, l’avrei fatto anche io no?”
Lei: “Eddai! E sforzati! A me non viene in mente niente!” Non che fosse una novità…. A volte mi sono trovata a pensare seriamente che dentro la scatola cranica quella ragazza, peraltro bravissima ragazza per carità!, avesse il vuoto cosmico!
Io: “Ti ho detto che non lo so! E ora voltati altrimenti la commissione ci butta fuori a tutte e due!”
Lei: “Eddai… ti prego! Non so davvero cosa scrivere!”
Sapevo che non me ne sarei liberata tanto facilmente, così ho accantonato per un attimo i pensieri su cosa scrivere nel “mio” tema, e le ho dato la sospirata imbeccata.
Dopo la mia brava ora accademica, finalmente comincio a scrivere la mia composizione. E come ho detto prima, quando sono in questa fase nessuno deve spezzarmi il filo, altrimenti non lo recupero più.
E infatti cosa fa a quel punto la mia cara amica nonché compagna di 8 anni di scuola?
Lei: “Ho cambiato idea.”
Ho fatto finta di niente… non volevo assolutamente distrarmi, o ne andava del mio meraviglioso componimento!
Ma lei era più fastidiosa di una mosca e più distruttiva di un sciame di cavallette, quando ci si metteva.
Lei: “Hai sentito? Ho cambiato idea non faccio più il primo tema. Ho deciso che faccio anche io il quarto.”
Ma che avevo fatto di male?
Non ho più potuto fare finta di niente.
Io: “Cosa?”
Lei: “Faccio anche io il quarto…. Mi dai un’idea?”
Mi aveva fatto perdere i primi tre quarti d’ora del mio tempo, mi aveva fatto spremere le meningi per un qualcosa che a me, comunque, non interessava, mi ha fatto perder tempo per comunicaglielo (perché ha pure voluto che glielo dettassi, altrimenti si perdeva!), mi ha interrotto mentre scrivevo e lei sapeva BENISSIMO che è una cosa che NON DOVEVA FARE per… niente!
Giuro… l’avrei strangolata!
Il tema della quarta traccia era la biologia… che a tutt’oggi non capisco cosa c’entrasse con un istituto tecnico quale era quello che stavo frequentando io! Ma tant’è…
Sta di fatto che, non avendo potuto, in quella sede per ovvi motivi, correggere il risultato finale del tema della mia amica, passò, e andò in commissione, una frase che è rimasta negli annali della scuola, secondo me.
Scrisse, testuali parole, “gli spermatozoi venivano fecondati dagli ovuli”… la professoressa quando gliel’ha corretto si è piegata in due dalle risate… era una commissaria esterna, non poteva conoscerla, e ha pensato che si fosse semplicemente confusa. Non sapeva, la poveretta, che questa mia amica era davvero così! Diceva le cose più assurde con la sicumera di chi sta enunciando teorie assolute!
Ricordo una volta, dopo la lezione di italiano che parlava di D’Annunzio, lei che mi comunicò:
Lei: “E’ proprio vero che D’Annunzio era un pervertito! Lo dimostra anche la statua scandalosa che ha fatto!”
Io, abbastanza basita, devo dire: “Statua scandalosa? D’Annunzio?”
Lei: “Sì! Dai è famosissima!”
Io, sempre più disorientata: “Ma sei sicura?”
Lei: “Certo! E’ una statua davvero scandalosa… l’hai vista anche tu!”
O Gesù! Mi ero rincretinita di colpo! Io non sapevo assolutamente che D’Annunzio fosse anche uno scultore, che avesse creato una statua scandalosa, che tale statua era famosissima, ma soprattutto, a detta sua, che IO L’AVEVO PURE VISTA e non l’avevo saputo!
Io: “Di che statua si tratta?” Se era così famosa, porcamiseria, almeno di nome l’avrei conosciuta!
Lei: “E’ la statua di un uomo nudo, che abbiamo visto quando siamo andate in gita a Firenze in terza media, si chiama La Pietà, ti ricordi adesso?”
Il bello di questa mia amica è che diceva le boiate più assurde con una convinzione che avrebbe fatto invidia a Berlusconi!
Io: “Miriam, la statua che dici tu si chiama il David… La Pietà è la rappresentazione di Gesù deposto dalla croce tra le braccia della Madonna, e tutto mi pare tranne che scandalosa… oltretutto la Pietà l’ha fatta Michelangelo!”
Lei: “Sì, sì, è vero, mi sono confusa! E’ quell’altra che hai detto tu!”
Io: “Miriam, anche il David l’ha fatto Michelangelo… non D’Annunzio!”
Lei, espressione stupita come se le avessero appena detto che Dio non esisteva, “Ma davvero?”
Io: “Sì, sì… davvero.”
Lei: “Eppure ero convinta. Io l’avevo letto da qualche parte.”
Io: “Evidentemente ricordavi male.”
Ma questo era niente.
Le sue convinzioni erano davvero fenomenali!
Quando ha scambiato i bicipiti per le falangi; quando era convinta che la mucca era il maschio della vacca; quando ha parlato di “incursione” in montagna in luogo di “escursione”; quando era convinta che per la bruciatura della ceretta a caldo sul polpaccio le sarebbe andata in cancrena la gamba; quando era convinta che un uomo quando si fa la barba col rasoio elettrico prima si cosparge la faccia di schiuma da barba….
Davvero la professoressa di italiano di quel famoso esame ha potuto pensare che lei si fosse solo “confusa”? :-D
Comunque, l’esame di maturità, per me, non è stato traumatico affatto e anzi conservo dello stesso tanti bei ricordi… per esempio il fatto che io sia stata interrogata il primo giorno delle interrogazioni (era stata selezionata la lettera I, che in classe mia non contemplava alcun studente… c’era solo un compagno il cui cognome iniziava per L e poi subito la M… ossia l’iniziale del mio cognome ;-) ). Quando l‘ho saputo (durante il compito di tecnica bancaria) mi è venuto un attacco di nervi manifestato al grido di “ecco, lo sapevo! La solita sfigata!!!!”.
E invece è stato meglio così… ok, per l’esame orale ho studiato solo gli ultimi due giorni prima dell’interrogazione, però essendomi liberata del “fardello” per prima poi ho potuto assistere alle interrogazioni delle altre mie amiche in assoluto e totale relax… alla facciaccia loro!
Ma vuoi mettere? ?
Per cui dico: non bisogna vivere l’esperienza della maturità come se fosse una chiamata di invio in guerra… è solo una tappa nel cammino di un ragazzo, è importante ma non è fondamentale al punto di rischiare la propria serenità mentale e fisica!
Almeno, così l’ho vissuto io…. Chissà gli altri! ;-)

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Cronaca interna

mercoledì, giugno 24th, 2009

Oggi non voglio parlare del presdelcons, ma del suo figlioccio in terra sarda: Cappellacci Ugo.
Leggo su un giornale questo articoletto, intitolato: Cappellacci carca maxiyacht.
Sardegna. Ugo Cappellacci in tour per tentare di riportare turisti (e maxibarche)in Sardegna. Il presidente della regione inizia da Monte Carlo, per proseguire con successive tappe all’Argentario e nel porto romani di Fiumicino.
Preoccupato per l’emorragia di presenze registrata negli anni di Renato Soru, il governatore vuole annunciare direttamente ai naviganti l’abolizione della tassa sul lusso che colpiva le grandi barche arrivate in Sardegna e un’imminente delibera regionale per l’apertura facoltativa dei negozi la domenica e nei festivi in tutta la regione.
”L’anno scorso” dice Cappellacci “gli yacht più importanti ci hanno preferito la Corsica e per i turisti a terra non c’era nemmeno la possibilità dello shopping dopo la messa”.
(Romana Liuzzo)

Cribbio, mi sono detta! Non sapevo di avere un presidente questuante!
Mi immagino il figuro che peregrina da un porto all’altro dell’Europa più “in”, salire sugli yacht più importanti a dare la buona novella agli armatori e/o proprietari dei medesimi: «Tornate in Sardegna, please! La tassa sul lusso non c’è più. Potete tornare ad ormeggiare le vostre meravigliose barche nei nostri altrettanto meravigliosi mari… non importa se nella terraferma non spenderete un soldo, non importa se quando andrete via ci lascerete una montagna di rifiuti che poi i sardi dovranno smaltire, non importa neanche se, sempre quando staccherete gli ormeggi, ci lascerete il mare inquinato dagli scarichi delle vostre megabarche! Chissenefrega! Ci penseranno i sardi a sostenere le spese per rimettere le cose a posto… ma voi tornate! Sennò come facciamo a riavere la palma di isola più “vippata” del Mediterraneo?»
Ma cos’era la tanto famigerata “tassa sul lusso” di soruniana memoria?
Intanto, erano una serie di  norme e si chiamavano “tasse ambientali”, rinominate poi dal Corriere della Sera “tasse sul lusso”, e da quel momento in poi mantennero quel nome, e vennero istituite dalla giunta Soru con la L.R. 4/06, con l’articolo 3 (imposta regionale sulle seconde case ad uso turistico) e con l’articolo 4 (imposta regionale su aeromobili ed unità da diporto), modificate entrambe dall’articolo 3 della L.R. 2/07.

Gli importi delle tasse dovute erano questi:
l’imposta regionale sulle seconde case ad uso turistico era stabilita nella misura annua di:
a) euro 9 per metro quadro per unità immobiliari di superficie fino a 60 mq;
b) euro 11 per ogni metro quadro eccedente i 60 mq e fino a 100 mq;
c) euro 14 per ogni metro quadro eccedente i 100 mq e fino a 150 mq;
d) euro 15 per ogni metro quadro eccedente i 150 mq e fino a 200 mq;
e) euro 16 per ogni metro quadro eccedente i 200 mq.
La superficie di riferimento ai fini del calcolo della base imponibile è quella dichiarata o accertata ai fini catastali.
Come si evince se si fa un rapido calcolo, per una casa da 300 mq la “tassa sul lusso” è di circa 4.000 euro l’anno, che fanno meno di 80 euro la settimana. Prendere in affitto una casa di 150 mq alla settimana costa non meno di 150 euro la settimana, la tassa sul lusso su questa abitazione è di 1.680 euro all’anno, circa 30 euro alla settimana.

L’imposta regionale sugli aeromobili era dovuta per ogni scalo, quella sulle imbarcazioni e le navi da diporto era dovuta annualmente. Nella misura di:
a) euro 150 per gli aeromobili abilitati fino al trasporto di quattro passeggeri;
b) euro 400 per gli aeromobili abilitati al trasporto da cinque a dodici passeggeri;
c) euro 1.000 per gli aeromobili abilitati al trasporto di oltre dodici passeggeri;
d) euro 1.000 per le imbarcazioni di lunghezza compresa tra 14 e 15,99 metri;
e) euro 2.000 per le imbarcazioni di lunghezza compresa tra 16 e 19,99 metri;
f) euro 3.000 per le navi di lunghezza compresa tra 20 e 23,99 metri;
g) euro 5.000 per le navi di lunghezza compresa tra 24 e 29,99 metri;
h) euro 10.000 per le navi di lunghezza compresa tra 30 e 60 metri;
i) euro 15.000 per le navi di lunghezza superiore ai 60 metri.
Per le unità a vela con motore ausiliario l’imposta è ridotta del 50 per cento.

Uno yacht di 60-70 metri costa (prendendolo in affitto) tra i 200 e i 300mila euro la settimana. Il costo della “tassa sul lusso” per lo stesso yacht è invece di 15.000 euro all’anno, che fanno circa 288 euro alla settimana.

I prezzi erano talmente “proibitivi” da accendere una marea di polemiche sulle imposte stesse (con Briatore & Co. capofila delle proteste!) che portarono il Governo Prodi a fare ricorso.

Così la Corte Costituzionale rese illegittimo l’articolo 3 della L.R. 4/06, ma decretò, con la sentenza n. 103/2008, la legittimità dell’articolo 4 della L.R. 4/06. Dunque venne cancellata la tassa sulle seconde case, ma mantenuta quella sugli scali degli aerei da turismo e gli ormeggi delle unità da diporto (superiori a 14 metri) nelle strutture sarde.

Nello Statuto, all’art. 8 lettera i, c’è scritto:
“Le entrate della regione sono costituite da imposte e tasse sul turismo e da altri tributi propri che la regione ha facoltà di istituire con legge in armonia con i principi del sistema tributario dello Stato.”
Quindi la giunta Cappellacci ha cancellato una imposta che il nostro stesso Statuto (che egli dovrebbe conoscere a menadito) contemplava, dando appunto ai sardi il DIRITTO di imporre tasse sul turismo.

La scusa ufficiale, come si legge anche nell’articoletto di apertura, è che “quella tassa ha allontanato i turisti dalla Sardegna”. Cosa abbastanza inesatta.
Dal 2004 al 2007 la percentuale di turisti arrivati in Sardegna è aumentata, nonostante la crisi e nonostante si sia abbassata nelle altre regioni, del 17,8% [per vedere nel dettaglio, cliccare qui].
Sicché la storia del turismo in Sardegna penalizzato dalla famigerata tassa si è rivelata essere una favola del ciambellano dell’unto.
Potrebbe darsi che i megayacht abbiano disertato le coste sarde, è vero…. Ma quando Cappellacci e i suoi lacché lo capiranno che non sono i Briatore e soci che portano ricchezza alla Sardegna?
Come è possibile pensare che persone che ormeggiano i loro panfili nei nostri porti, lascino dei soldi [ricchezza] alla terra che li ha accolti?
Ragioniamo: chi ha il megapanfilo certo non scende a terra per dormire, ergo gli alberghi sardi non vedranno da costoro manco un centesimo; chi ha il megapanfilo non scenderà a terra per mangiare, ergo i ristoratori sardi non vedranno neanche l’ombra di un centesimo; chi ha il megapanfilo ha già tutto quello che gli serve dentro il megapanfilo, ergo i gestori dei negozi sardi non vedranno nemmeno il buco di un centesimo!
Senza contare che i megapanfili attraccano di solito in Costa Smeralda, e in Costa Smeralda di attività a qualsiasi livello gestite da sardi ce ne sono pochine! Il sardo, in Costa, ci va giusto per fare lo sguattero!
Le sole cose che lasceranno saranno quintali di immondezza, energia consumata e mari da ripulire dagli scarichi delle loro barchette. Mi verrebbe da chiedere al burattino di Arcore: ma tu pensi davvero che è di questo turismo che ha bisogno la Sardegna? Non ha forse bisogno di gente che viene qui e spende soldi qui nei nostri alberghi, camping o agriturismo, nei nostri ristoranti e nei nostri negozi? Non pensi che siano questi turisti che danno ricchezza all’isola? E questa tipologia di turista è cresciuta, negli ultimi anni, di vari punti percentuali! Chi se ne frega dei megaricconi che non storcono l’aristocratico naso a pagare un caffé 7  euro in Costa e poi si mettono a fare i pidocchiosi per qualche centinaio di euro in più che devono spendere per contribuire a mantenere pulito quel mare in cui loro stessi si strafogano quando sono qui?
Per non parlare dell’altra genialata, sempre in campo turistico, che ha avuto lo zerbino del presdelcons: aumentare i metri di spiaggia a disposizione degli alberghi e/o stabilimenti turistici! Che tradotto vuol dire che se un povero cristo decide di andare al mare, o si gira mezza isola finché non trova una spiaggia dove non ci sono gli stabilimenti balneari, o altrimenti chiede il permesso ad alberghi e/o stabilimenti balneari per poter piantare un misero ombrellone! Sempre che non lo si costringa ad affittare direttamente la propria oasi davanti al mare dallo stabilimento stesso!

Ma anziché andare in giro a caccia di proprietari di megayacht (quando non è a Roma impegnato a scondinzolare davanti al suo padrone, ovviamente!), perché Cappellacci non mette il sedere sulla sedia e si decide una volta per tutte a lavorare seriamente per il bene della sua, pare, tanto amata terra?
In campagna elettorale aveva promesso un bonus di 5.000 euro ai disoccupati da spendere presso un datore di lavoro, e ancora i bonus non si son visti; per bocca del suo apdrino aveva promesso che si sarebbe costruita la Sassari-Olbia e invece, non solo non se ne sa ancora niente, ma i fondi per la medesima sono stati cancellati;  aveva promesso che gli impianti di Portovesme non avrebbero chiuso, e invece sono chiusi;  aveva promesso che anche la Sardegna avrebbe finalmente avuto un suo rappresentante a Strasburgo grazie alla separazione della Sardegna dalla Sicilia nel collegio elettorale, e invece eravamo sempre a braccetto coi siciliani anche nelle ultime consultazioni di due settimane fa;  e dalle sue labbra sante erano persino uscite queste parole a proposito su cosa pensasse del G8 a La Maddalena: “un’occasione unica per la Sardegna, sarà un vetrina straordinaria con partecipanti straordinari. I leader che parteciperanno al vertice potranno anche diventare grandi testimonial, cui affidare il messaggio della Sardegna terra ospitale, con grande potenziale turistico. [...] Un’occasione che non vogliamo perdere“… Per essere uno che non voleva perdere questa occasione, direi che si è battuto davvero come un leone! Onore al merito. :-D

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