Essere direttore al giorno d’oggi
martedì, maggio 26th, 2009
E’ di qualche giorno fa la notizia che è stato nominato il nuovo direttore del TG1.
Devo ammettere che quando si vociferava che tale incarico sarebbe stato assegnato a Maurizio Belpietro, ho avuto i sudori freddi! In quanto il signor Belpietro non mi riesce proprio di definirlo “giornalista”. Affabulatore, intrettanitore, comunicatore, persino presentatore, va’… ma non giornalista!
Per cui, sapere che non è stato il tanto temuto Belpietro a ereditare la poltrona di Riotta al TG1 mi ha solo fatto piacere.
Scopro così che il fortunello a cimentarsi d’ora in avanti nella direzione di quello che, a torto o a ragione, è ancora il maggior quotidiano televisivo d’Italia è un certo Augusto Minzolini.
Confessando la mia profondo ignoranza su l’illustre, per me, sconosciuto, mi sono quindi informata un po’ in giro… e così ho scoperto che il signore in questione, oltre che avere lavorato alla Stampa e su Panorama, è anche stato voluto fortemente dallo stesso presdelcons per l’incarico di direttore del TG1. E questo l’ho trovato parecchio sospetto.
Riporto qui alcune imprese giornalistiche dei tempi passati che il signor Minzolini, nella sua lunga carriera, ha regalato al suo pubblico.
- Cosa pensa dell’affare Alitalia:
“Berlusconi, favorito nella corsa elettorale, non ha certo difficoltà a mettere insieme un gruppo di imprenditori che dovrebbe solo lanciare un’offerta che sarà valutata solo dopo il voto, magari proprio da lui che nel frattempo sarà approdato a Palazzo Chigi. Insomma, su Alitalia Berlusconi ha molto da dire. Al contrario di Veltroni”
(La Stampa, 27 marzo 2008)
- dell’affare Prodi:
(Prodi) “non è nuovo a svendite del patrimonio nazionale. Trent’anni fa si affacciò alle luci della ribalta tentando di regalare (anche in quell’occasione il Cavaliere si mise di traverso) la Sme a De Benedetti. Il Professore non ha perso il vizio e vuole chiudere la carriera, appunto, come l’ha cominciata”
(Panorama, 3 aprile 2008)
- dei costituzionalisti:
“Si materializzano a ogni tentativo di cambiare le regole antiquate del Paese. Sono tutti schierati a sinistra. Sono i cento costituzionalisti che hanno firmato un appello contro il Lodo Alfano. I nomi sono sempre gli stessi: Elia, Onida, Cheli, Bassanini, Zagrebelsky. Sono la quinta colonna dei magistrati politicizzati. Il loro strumento di potere è la Carta costituzionale che per loro deve rimanere immobile, rigida, non aggiornabile”
(Panorama, 17 luglio 2008)
- della politica estera:
“Una volta la politica estera della prima repubblica, quella targata Giulio Andreotti, si concedeva uno strapuntino sul treno franco-tedesco o, al massimo, un po’ di piccolo cabotaggio sul fronte arabo. Quella del centrosinistra aveva più o meno lo stesso schema condito da un atteggiamento ideologico sull’Europa o suggestioni come l’Ulivo mondiale. Quella di Silvio Berlusconi, con le sue potenzialità e i suoi inconvenienti, è animata da un protagonismo a tutto campo e dentro l’Europa. E visto che il premier italiano è guidato da una buona dose di pragmatismo gli riescono cose a volte impensabili (…) Sono bracci di ferro che un capo di governo deve mettere nel conto. E poi è sempre meglio vedersela con Barroso che con l’inattendibile Veltroni”
(La Stampa, 17 ottobre 2008)
- dei decreti legge:
“Per spiegare preventivamente che non c’erano i presupposti d’urgenza sul decreto (Englaro), Berlusconi si è gettato in una requisitoria che può essere considerata una sorta di apoteosi del decisionismo, un j’accuse contro i tempi antiquati delle nostre istituzioni e un invito perentorio all’intero governo a sposare una linea chiara che difende le prerogative del potere esecutivo rispetto a prassi vecchie e nuove che ne potrebbero mortificare e limitare il ruolo (…) convinto che in questo modo smuoverà qualcosa nel paludato mondo dei Palazzi. Quelli che da sempre lo vogliono imbrigliare, normalizzare, ridurre all’impotenza”
(La Stampa, 7 febbraio 2009)
- sull’emergenza terremoto:
“Indossa un maglione blu e ha il piglio deciso del direttore dei lavori, del comandante dei pompieri, del capo militare, ma anche la comprensione del prete. Silvio Berlusconi nelle emergenze si esalta. La sua attitudine è la politica del fare”
(La Stampa, 9 aprile 2009)
- su Veronica Lario:
“Alla fine nella sua foga antiberlusconiana la sinistra ha superato un altro limite: si è gettata a capofitto nel litigio tra il Cavaliere e Veronica Lario per utilizzare il caso nella polemica politica. In Italia non era mai successo. Una sinistra giustizialista, che ha il chiodo fisso del Cavaliere, e un’altra disperata, che non riesce a presentarsi come un’alternativa di governo, hanno superato questo confine per contrastare la popolarità del premier. Nella logica idiota e masochista di una sinistra senza bussola quelle accuse hanno fatto il giro del mondo danneggiando non l’immagine del premier, ma quella dell’intero Paese. C’è un litigio tra moglie e marito, ci sono gelosie, rancore, amore. C’è di tutto insomma, meno che la politica. Eppure, su questo coacervo di sentimenti, reazioni viscerali, una sinistra delusa, priva di un progetto e in cerca di un leader, tenta di costruire la sua rivincita. Forse questa volta è stato toccato davvero il fondo”
(Panorama, 14 maggio 2009).
Direi che come curriculum è di tutto rispetto… forse solo Emilio Fede ha fatto di più e di meglio!
MA ciò che mi ha sorpreso maggiormanete è l’avere appreso che negli anni novanta il nome di questo signore, Minzolini, è stato usato per creare un neologismo che si basava sul suo modo di fare giornalismo: il “minzolinismo”.
Il minzolinismo altro non è se non quella «forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle affermazioni raccolte».
Pare che questa nuova voce sia pure entrata nel vocabolario.
Direi che possiamo essere tranquilli….
Un uomo così ci mancava davvero!
Però trovo che sia abbastanza strano che un uomo che si definisce “giornalista” formi un modo di intendere il giornalismo in cui non solo non si verificano le notizie, ma neppure se le fonti delle stesse sono attendibili o no! Alla faccia del giornalismo d’inchiesta!
E allora vorrei che i meglio informati mi spiegassero: che tipo di TG1 ci dovremmo aspettare d’ora in avanti se queste sono le premesse? Ma soprattutto, che differenza c’è, alla luce dei fatti, tra lui ed Emilio Fede?
Io direi nessuna… solo che Emilio Fid… ops, volevo dire FEDE!, non viene pagato coi soldi dei contribuenti per fare i suoi proverbiali spot all’attuale presdelcons… il signor Minzolini (il cuo soprannome pare sia anche Scodinzolini!) invece sì.
E allora dove saranno tutte quelle anime nobili che non fanno che dare addosso a Santoro perchè giornalista (ma almeno lui le incheiste le fa, e non si basa solo sul “sentito dire”!) sfacciatamente schierato e pagato coi soldi del canone?
Comunque, al di là del merito, un gionalista che ha costruito il proprio metodo di lavoro su una forma di “pettegolezzo” senza sentirsi in dovere di verificare le informazioni ricevute per stendere il suo articolo… ma che razza di giornalista è?
Che tipo di informazione potrà dare alla popolazione di quello che continua ad essere il telegiornale più seguito dagli italiani?
Una volta avevo scritto che la vera democrazia in un paese che si definisce “civile” è data dalla libera informazione… se al TG1 hanno messo questo signore, e se queste sono davvero le sue credenziali, be’… stiamo proprio freschi!
