Sa Die De Sa Sardigna
martedì, aprile 28th, 2009Sa die de sa Sardigna è una festa istituita di recente (ai miei tempi, parlo dei tempi della scuola!, non ve ne era traccia! Grrrrr!) ed evoca la rivolta dei sardi contro i piemontesi del 28 aprile 1794, che portò, nei giorni successivi, alla cacciata di tutti i piemontesi dall’isola.Gli antefatti che hanno portato a un evento del genere (era, più o meno, dall’epoca dei sardi pelliti contro i romani che il sardo non alzava la testa per protestare…. ehehehe) erano di natura squisitamente politica: la Sardegna, dal 1720, faceva parte del regno piemontese, benchè il principato dei Savoia si è potuto elevare a “regno” solo con l’annessione della Sardegna (infatti la dicitura esatta era “regno di Sardegna” e non “regno di Piemonte e Sardegna”!), ma nonostante questo dal governo centrale non è che venisse tenuta molto in consierazione. Del resto, era abbastanza strano che il Piemonte, all’epoca degli accordi dell’Aja del 1720, abbia accettato di scambiare la Sicilia con la Sardegna, dato che era risaputo il suo desiderio di espandersi nella Pianura Padana, verso la Lombardia e il Veneto… malignamente qualcuno ha pensato che volesse tenersi la Sardegna solo per utilzzarla come merce di scambio per l’eventuale espansione padana. Ma erano solo voci maligne! ![]()
Sta di fatto che in Sardegna i posti di potere, a cominciare dalla figura del vicerè, erano affidati solo a funzionari piemontesi e ai sardi era preclusa qualsiasi azione di governo, anche se detta azione riguardava la stessa terra sarda.
Ci potevano essere malumori a tal proposito?
Piccolo passo indietro…. nel 1792 la Francia rivoluzionaria, che era in guerra con l’allora re di Sardegna Vittorio Amedeo III, decise di occupare la Sardegna.
Cosa che non le riuscì soprattutto perchè furono i sardi stessi che cacciarono i francesi dalle proprie coste, dato che il vicerè allora in carica non considerando reale la minaccia francese in quanto, pensava egli, l’isola era troppo povera per ripagare la Francia dalle spese occorrenti per conquistarla, non fece un’emerita mazza per metterla in sicurezza.
Invece i sardi riuscirono a fronteggiare la minaccia francese. Tanto che, dopo che il pericolo fu scongiurato, pensarono, a ragione!, di avere diritto a un qualche riconoscimento da parte del re… che puntualmente avvenne. Peccato che il re, nell’assegnazione delle ricompense, favorì i piemontesi a scapito dei sardi.
E il malumore nella gente sarda crebbe. ![]()
Per farla breve, quello che era all’epoca il parlamento sardo, gli Stamenti, che aspiravano ad una certa autonomia da Torino, dopo numerose riunioni redassero un documento con 5 domande che avrebbero presentato al re.
Le richieste erano:
1) convocazione ogni dieci anni del Parlamento;
2) osservanza e conferma dei privilegi e delle leggi fondamentali del regno;
3) riserva degli impieghi civili e militari ai sardi, esclusa la carica di vicerè;
4) istituzione di una terza sala della Reale Udienza (suprema magistratura isolana);
5) istituzione, a Torino, di un ministero per gli affari di Sardegna.
Una delegazione partì alla volta di Torino per presentare le richieste. La delegazione fu lasciata aspettare invano per un numero congruo di mesi. A corte non vi era alcuna propensione ad accogliere le richieste. Il re firmò una prima risposta alle 5 domande che venne però inviata direttamente al vicerè in Sardegna e non comunicata subito ai deputati sardi. Il re accettò, di fatto, solo il quarto punto delle richieste. I deputati sardi tornarono a casa con le pive nel sacco.
E i malumori aumentarono a dismisura!
E’ in questo clima che matura la decisione di insorgere contro uno stato che li aveva sempre considerati solo come terra di conquista, incapaci di autodeterminarsi.
Legittima l’indignazione, eh? ![]()
Il 28 aprile 1794 la rivolta ci fu, il popolo invase Castello arrivando fino alla sede viceregia e costringendo il vicerè a rifugiarsi presso l’arcivescovado. Raggiunto dai rivoltosi, fu fatto gentilmente imbarcare su una nave e spedito a Torino, lui e tutti i 514 piemontesi che vivevano in città. Nei giorni successivi vennero espulsi anche tutti gli altri piemontesi residenti in altre parti della Sardegna.
Sarebbe stato bellissimo se fosse finito così… e invece no.
Gli artefici dell’insurrezione, visti i risultati ottenuti, pensarono bene di mandare una specie di “pezza giustificativa” dei fatti succeduti il 28 aprile, chiamato Manifesto Giustificativo, nel quale si attribuiva la responsabilità di quanto accaduto al popolo in generale, ma che, nel contempo, si rimarcava anche la piena devozione al sovrano.
In tutto questo il re accettò, anche se parzialmente, anche il terzo punto delle vecchie richieste: riserva degli impieghi per i sardi.
E così vennero nominate ai posti di potere, fino a quel momento detenuti da funzionari piemontesi, personalità sarde che però avevano dimostrato di essere fedeli alla corona (come il Pitzolo, un capo della insurrezione: ricevuta la poltrona non ha più trovato tanto antipatici i piemontesi!
), o che erano comunque ancorate all’ancien régime (come il marchese della Planargia… sarà un caso che poi ’sti due figuri verranno assassinati dalla folla inferocita nel 1795?
), oppure da personaggi di nessuno spessore, nè politico nè militare: dei fantoccetti, per intenderci!
Insomma, dopo i fatti del 28 aprile 1794 le cose erano tutte cambiate senza che fosse cambiato niente…. i prodigi della politica!
Al giorno d’oggi, dopo il recente episodio dello spostamento del G8 da La Maddalena a L’Aquila, mi sembra quasi di essere ritornata a quei giorni.
Siamo una regione a statuto speciale, potremmo, in teoria, autodeterminarci, eppure per un motivo o per un altro sono sempre gli altri che decidono per noi!
Premetto che a me che il G8 si faccia a La Maddalena o a Katmandù non me ne potrebbe fregare di meno, quello che trovo riprovevole è che quando un impegno è stato assunto, cascasse il mondo, ma deve essere rispettato!
Così come trovo RIPUGNANTE usare una disgrazia come quella del terremoto in Abruzzo come passerella e come occasione per farsi belli in previsione di importanti consultazioni elettorali…
Il nostro presidente di regione, tal Cappellacci, preoccupatissimo è volato a Roma a parlamentare con il cap… ops, con il presidente del consiglio, circa la l’angusto problema dei danni che tale decisione potrebbe arrecare a La Maddalena e a tutta la Sardegna.
Ma rincuorato dal presdelcons (”i lavori a La Maddalena non saranno interrotti e verranno tutti portati a termine” nonostente il G8 si sposterà in altro loco), è tornato in Sardegna con l’animo più sollevato.
Pare quindi che i lavori continueranno (e con quali soldi, il nostro presdiregione, si è dimenticato di dircelo… dato che uno dei motivo per questo spostamento, oltre a quello di sensibilizzare l’opinione mondiale sul terremoto abruzzese, era anche il risparmio di soldi pubblici. Dico io se per risparmiare sposti tutto l’ambaradan della costruzione e messa in sicurezza del G8 in Abruzzo, alla Sardegna cosa resta?), certo la Sardegna perderà un po’ in prestigio, oltre che in faccia in quanto io, se fossi straniera, mi chiederei come mai nessuno abbia protestato per questo cambio di rotta a meno di due mesi dall’evento!
Ma chi ci perderà di più saranno quegli albergatori e ristoratori, in una zona che vive di turismo, che avevano annullato le prenotazioni dei clienti abituali per lasciare spazio agli spettatori del G8, che a questo punto non ci andranno più. Oppure chi risarcirà loro le spese di ristrutturazione dei loro locali, affrontate apposta per questa occasione? Si parla di rimborsi da parte della Federalberghi. E va bene.
Ma per i commercianti che avevano speso un pacco di soldi per le iniziative legate all’evento non ci saranno rimborsi di sorta. Certo che ora se ne faranno molto dei gadget con il logo del G8, sì sì sì, davvero soldi ben spesi!
Cosa cambia rispetto a un paio di secoli fa, per la terra di Sardegna?
Che continuiamo ad essere governati da replicanti del governo centrale, nella migliore delle ipotesi, quando non anche da servi del governo centrale!
Ancora oggi tutto cambia senza che niente sia cambiato!
Benvenuto Cappellacci… vicerè del terzo millennio.

