Archivio di febbraio, 2009

Forse ho capito male…..

giovedì, febbraio 26th, 2009

 E’ interessante notare cosa dice Cappellacci in quest’intervista, rilasciata qualche giorno prima della sua elezione (quindi in piena campagna elettorale) a una giornalista del TG5.
Soprattutto dal minuto 0:50 in poi!

 

Intervista a Cappellacci – TG5

Però siccome io sono pignola come pochi, ho anche deciso di postare la trascrizione assolutamente fedele delle parole dell’allora candidato alle regionali sarde.

“[...] Immaginiamo una Sardegna più coesa, più solidale, più competitiva, ma che abbia veramente la capacità di dare una speranza e un futuro ai propri figli. Per far questo, abbiamo immaginato delle misure straordinarie; una di queste è un bonus di 5.000 euro da riconoscere a ciascun disoccupato. Un bonus che potrà spendere presso un datore di lavoro e ottenere in questo modo un’assunzione a valore, a costo agevolato per l’imprenditore. E poi, grande attenzione alle imprese… [...]“
Ecco… forse sono deficiente io, forse ho disimparato la lingua italiana e non me ne sono accorta, ma a me pare proprio che con questa “misura straordinaria” del “bonus da 5.000 euro da riconoscere a ciascun disoccupato” il nuovo governatore intende dire che vuole mettere il disoccupato nella condizione di “comprarsi” un posto di lavoro?
Ditemi che ho capito male io, perchè questo è ciò che io ho inteso da questa intervista!

Analizziamo meglio le sue parole:
1. “immaginiamo”: la prima persona plurale a cosa si riferisce? “Noi” inteso come “noi coalizione”, o come “noi, io e Berlusconi”, oppure ha deliri di onnipotenza e ha cominciato ad usare il “pluralis majestatis” come il papa? Cappella’… il soggetto!!!! Devi mettere il soggetto quando parli, sennò che parli a fare?
2. “datore di lavoro”: termine troppo generico. Chiarezza ci vuole, altrimenti non sei meglio dei tuoi avversari! :-D
3. “bonus da 5.000 euro da spendere presso [...]“: non sembra un’offerta da supermercato?
4. “ottenere [...] un’assunzione a costo agevolato [...]“: periodo di saldi?

Riepilogando: se non ho capito male (e spero tanto di aver capito male!), lui (o chi per lui) darà a tutti i disoccupati sardi (”da riconoscere a ciascun disoccupato“) un bonus da € 5.000 da spendersi presso un datore di lavoro (uno qualsiasi… a caso!) che gli frutterà un posto di lavoro che per l’imprenditore sarà a costo agevolato!
Che significa????????????
Mi immagino la scena…
Il disocuppato, forte dei suoi 5.000 euri di bonus, si reca dal datore di lavoro.
Disoccupato: “buongiorno, signor datore di lavoro. La regione mi ha dato questo bonus da 5.000 euri, mica bruscoli!, che posso venire a spendere presso di lei… Che cosa avrebbe da offrirmi per la bellezza di 5.000 euri?”
Datore di lavoro: “mah… in questo periodo sarei anche al completo…. sai, caro disoccupato, prima di te sono venuti altri giovani di belle speranze con lo stesso bonus e siccome sono amici degli amici degli amici, gli ho trovato un posto a uno come mensola, un altro come poltrona girevole e a un altro come paralume per l’ufficio… sai com’è…. gli operai ce li avevo già! Oddio, uno l’ho anche licenziato così ho potuto assumere, a costo agevolato, un altro tuo collega disoccupato e mi sono preso un altro bonus che di questi tempi proprio non si può mai dire!”
Disoccupato: “e va bene… ma io allora? ‘Sto bonus mica me lo posso spendere alla Standa! Lo devo spendere solo presso un datore di lavoro, ma se il datore di lavoro non me lo fa spendere che me ne faccio?”
Datore di lavoro (spazientito): “eh!Tutti uguali voi disoccupati! Sempre tutto e subito! Mica sono l’unico datore di lavoro del mondo, no? Vai a cercartene un altro!”
Disoccupato: “veramente lei è già il decimo che visito quest’oggi. E tutti e dieci mi avete detto le stesse cose. Possibile che abbiate già finito tutti i posti di lavoro disponibili?”
Datore di lavoro (decisamente seccato. Si sa che il tempo è denaro!): “c’è crisi ragazzo! Ma te le devo dire io queste cose? Mica posso farti fare la mattonella del bagno, no? Non saresti igienico per quel posto.”
Disoccupato (sconsolato): “insomma, neanche lei mi assume… anche con il bonus, i posti di lavoro restano comunque in numero minore rispetto a chi ne avrebbe bisogno… Peccato. La regione mi aveva almeno dato la possibilità di comprarmelo, il lavoro, e scopro che le offerte sono finite prima ancora di cominciare! Ma allora cosa è cambiato rispetto a prima?”
Datore di lavoro: “è la vita, ragazzo. Ora va via, scio’, che devo lavorare! Mica posso perdre il mio tempo in chiacchiare inutili e soprattutto non retribuite!”

Fine del siparietto.
Questo è quanto ho capito io. Mi piacerebbe che persone di buona volontà mi aiutassero a capire il Cappellacci-pensiero, perchè per me è mistero insondabile.
Grazie! :-D

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Piccola considerazione

lunedì, febbraio 23rd, 2009

voto.jpgPer restare in ambito del post sottostante, ci sono un paio di cose che vorrei dire.
Quando ho postato quell’articolo, l’ho fatto senza aggiungere nè togliere niente dalla fonte cui avevo attinto. Ero convinta che fosse eloquente già così… e poi era anche tardi e non avevo voglia di stare al computer più del tempo necessario a praticare un bel copia e incolla! :-D
Continuo a pensare che le parole del giornalista, nel descrivere la reazione di Soru alla sconfitta delle regionali sarde, siano più che eloquenti.
E infatti non voglio aggiungere nulla di più di quanto espresso in quell’articolo. Ciò che mi proponevo di fare, con questo ulteriore scritto, è di fare un paio di considerazioni su vari commenti che mi è capitato di leggere sui giornali, o qui su internet, o da alcune persone.
Ovverossia sulla democraticità di un voto popolare.
Ho sentito e letto, a più riprese devo dire, su quanto “un voto espresso democraticamente non va mai messo in discussione”.
Si potrebbe obiettare che anche Hitler è stato eletto in maniera democratica e certamente non ha fatto un buon servizio all’umanità chi di tale diritto si è servito.

E anche l’elezione di Hamas in Palestina è stata frutto di voto democratico, anche se Israele rigetta questa tesi, e usa il “voto democratico” dei palestinesi per cercare di distruggerli proprio in virtù del fatto che hanno avuto l’incauta idea di votare “democraticamente” Hamas alla guida del loro pseudo-stato.
A fronte di questi due casi emblematici mi verrebbe da dire che forse il “voto democratico” non è proprio la massima espressione di civiltà di un popolo che esercita tale diritto.
Ma non lo dirò.
Perchè io sono convinta che solo attraverso la democrazia (ma quella reale!) un popolo può davvero definirsi “civile”.
E allora perchè questo post?
Perchè trovare da ridire su una frase come “il voto espresso democraticamente non va mai messo in discussione“?
Perchè in Italia, da un paio di anni a questa parte, si ha come il sentore (o almeno, io ce l’ho) che il voto popolare è tutto eccetto che “democratico“!
Come si può, infatti, parlare di “democrazia” quando manca la libertà di informazione?
Io non metto in discussione l’esito delle urne, come farebbe, magari, qualcun altro che ipotizzerebbe, a seguito di sconfitta, un complotto fatto di brogli e mistificazioni e invocherebbe il riconteggio di ogni singola scheda elettorale solo perchè geneticamente incapace di accettare una sconfitta… assolutamente! Questo comportamento non mi è proprio.
L’esito delle urne quale che siano le consultazioni elettorali cui si riferisce, dicevo, è chiaro e definitivo: non si deve fare nient’altro che proseguire sul binario indicato dalla maggioranza per il tempo necessario ad arrivare alla stazione. Dopodichè, si rimetteranno in gioco le forze e un altro vincitore scaturirà da un rinnovato ricorso alle urne… forse! ;-)
Ciò che metto in discussione, allo stato attuale delle cose, è la mancanza di ogni possibile informazione sui personaggi cui il popolo votante si appresta a dare la propria fiducia e che ha ogni diritto di conoscere.
E se questa “informazione” è falsata, è distorta, quando non è assente del tutto… come si fa a votare in maniera seria e ponderata?
Il voto, oltre ad essere un sacrosanto diritto, è anche un dovere e in quanto tale per espletarlo occorre essere coscienti di ciò che si sta facendo.
Eppure la situazione italiana è diventata a dir poco anomala con le forze che scendono in campo come se dovessero disputare una partita di calcio (con tanto di coro da stadio da parte dei “tifosi”!), e dove chi è “il più forte” vince.
In natura, effettivamente, è così che le dispute si risolvono: vince il più forte. Ma in un campo come quello del vivere civile (e il recarsi alle urne per scegliere i propri rappresentanti è “il” vivere civile per eccellenza!) le forze in campo si traducono in chi ha il controllo o meno sulle coscienze del popolo, su chi riesce a gettare più fumo negli occhi dell’elettorato, e su chi riesce a promettere le cose più belle.
A mio avviso, questa non è democrazia.
Una partita di calcio è valida se chi dovrebbe essere al di sopra delle parti (l’arbitro, per intenderci) sta sfacciatamente dalla parte di una sola squadra e per questo la fovorisce a scapito dell’altra?
Una maratona è valida se il primo arrivato si è riempito di sostanze chimiche che ne hanno migliorato le prestazioni consentendogli di vincere, a scapito del secondo classificato che è arrivato sul podio solo grazie ai suoi meriti e alle sue capacità?
Hanno una qualche valenza sportiva vittorie di simile fattura?
Io penso di no. Nella politica è più o meno lo stesso.
Non deve contare quando è incapace l’altro… deve fare la differenza quanto sei capace tu!
Una democrazia reale è quella che mette nelle condizioni la sua gente di guardare, di sentire e di ascoltare ogni singola voce, e poi di farsi un’opinione sua, e in base a quest’opinione andare alle urne con responsabilità e giudizio. Se questo non avviene, se in qualche modo il voto è falsato, distorto dalla cattiva informazione o, peggio ancora, comprato, non è un voto democratico.

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Questo è un uomo!

sabato, febbraio 21st, 2009

Dal Corriere della Sera del 19 febbraio 2009
Articolo dell’inviato del giornale Sebastiano Messina

Dopo la disfatta Soru sceglie ancora l’isola
“Internet non basta, apriamo le case del popolo”


soru1.jpgCAGLIARI – E adesso, dottore, cosa farà? La domanda affiora con timidezza sarda, alla fine del pranzo. E viene accolta da uno di quei lunghi silenzi ai quali Renato Soru ha abituato i giovanissimi coordinatori della sua campagna elettorale. Poi l’ex governatore li guarda a uno a uno negli occhi – Marco Argiolu, Elisabetta Dettori, Matteo Massa, più Egildo Tagliareni e Francesco Agus che si facevano tre volte al giorno il giro della città per attaccare i manifesti “Meglio Soru” che gli avversari strappavano dopo un’ora – e risponde, calmo. Io, dice, resterò qui con voi. Non lascio la politica. E non prenderò un aereo per Roma, non ho mai pensato di prenderlo.

Dopo un giorno di solitudine assoluta, nel quale il grande sconfitto delle elezioni sarde ha elaborato il lutto della disfatta più amara dei suoi 51 anni, Soru ha riaperto le porte di casa sua – la magnifica villa di piazza Bonaria, sulla collina che domina il mare – ai ventenni che in questi due mesi hanno dato l’anima per lui. Da due giorni non legge i quotidiani e non guarda la tv. Non ha visto nemmeno l’addio di Veltroni in tv. No, non l’ho sentito, confida. Sulle dimissioni, un solo commento, lapidario: se ha deciso così vuol dire che ha avuto le sue buone ragioni.

Il pranzo con il suo staff di ventenni è il modo che ha scelto per uscire dal silenzio. Loro cercano di tirarlo su con qualche buona notizia: “Lo sa quante email di solidarietà sono arrivate sul sito? Dodicimila”. “E lo sa che su Facebook c’è già un gruppo che chiede le dimissioni di Cappellacci? Sono già più di cinquemila, in un solo giorno”. Ancora non si è insediato, sorride Soru, e già qualcuno ne chiede le dimissioni. Gli piace, quell’entusiasmo, ma non si illude: ci vuole ben altro che una petizione su internet per buttare giù un presidente di regione. Ci vorrà un lavoro duro e tanta pazienza. Ma loro, quei sardi che hanno creduto nella sua battaglia, sappiano che lui resterà in prima linea. Mi impegnerò, promette, mi impegnerò con tutto me stesso per non disperdere le energie di tutti i sardi che vogliono cambiare quest’isola. Darò una mano a far nascere il Partito democratico in Sardegna. E poi, magari, cercherò di trovare un po’ di tempo per il mio precedente lavoro, per la mia Tiscali.

Già, un oppositore non ha conflitto di interessi. E’ l’unico vantaggio di una sconfitta che ancora gli brucia come una ferita aperta. Una ferita, dice qualcuno, provocata anche dal fuoco amico, da quei “castosauri” che si sono vendicati al momento del voto del repulisti voluto da Soru. Ma di questo lui non vuole parlare, ora. Voglio guardare al futuro, spiega, non mi aiuta pensare a queste cose. Certo, ammette, noi abbiamo promosso il rinnovamento mentre il centro-destra ha promosso i portatori di preferenze: e alla fine le preferenze hanno avuto il loro peso.

Tutta colpa delle preferenze, dunque? No, non solo delle preferenze. La cosa che più gli pesa, la sorpresa più amara di questo risultato che lo ha scioccato come una pallonata in faccia, è stata la risposta che è arrivata da quei sardi per i quali lui aveva lavorato di più. Gli viene in mente il quartiere di Sant’Elia – la Scampia di Cagliari, per capirci – dove lui andò per la prima volta da solo e senza scorta, a parlare in una piazza piena di siringhe. E quando tornò alla Regione, varò un grande progetto di risanamento, lo affidò a un famoso architetto olandese – Rem Koolhas – e lo finanziò con 30 milioni di euro. Poi, quando il Comune, per ripicca, glielo bloccò, fece bonificare il quartiere dalle zone franche degli spacciatori e fece costruire un parco giochi dove prima c’erano macchine arrugginite e cumuli di immondizie. Risultato: domenica scorsa, a Sant’Elia, il centro-destra ha preso più voti di cinque anni fa. Grazie anche, obietta Elisabetta, ai buoni spesa da 20 euro e alle bollette che i loro candidati pagavano in cambio di voti.

Va bene, risponde l’ex governatore, ci sarà pure questo clientelismo cialtrone, ma allora a cosa serve governare bene, a cosa serve cambiare le cose se poi gli elettori ti ripagano così? Un altro esempio: la Maddalena. Noi abbiamo tolto i sommergibili americani, abbiamo reso la città meno inquinata, più bella, più sicura. E alla fine loro per chi hanno votato? Per Berlusconi. E che dire di Capoterra, dove ci fu l’alluvione del 22 ottobre? Dopo tre settimane chi aveva avuto danni ha ricevuto il risarcimento: soldi veri, un bonifico in banca, non s’era mai vista tanta velocità. Anche qui, trionfo del centro-destra. Valli a capire, certi sardi. Lui che è un imprenditore abituato a rapportare costi e benefici, proprio non manda giù il voltafaccia di chi ha avuto di più, in questi quattro anni e mezzo di riforme controcorrente.

Veltroni ha ragione, dice ai suoi, oggi Berlusconi ha conquistato l’egemonia culturale in questo Paese. E come possiamo batterlo, domandano loro? Con altre televisioni? Con internet? No, risponde lui, su internet abbiamo già vinto, anzi stravinto. Ma c’è tanta gente che non ha il computer, e che non lo avrà mai. E allora? Allora bisogna lavorare in profondità. Sulla cultura degli ignoranti. Sulle coscienze dei qualunquisti. Solo così possiamo battere l’incultura del nichilismo che ha svuotato le coscienze.

D’accordo, obietta Marco, ma come? Ed è qui che “mister Tiscali” spiazza tutti: dobbiamo aprire dappertutto sezioni di partito, e magari riaprire le case del popolo. Dobbiamo parlarci, con queste persone. Ascoltarli. E convincerli. Ci vorrà del tempo, ma possiamo farcela, assicura dando un bacio in fronte a sua figlia Alice, seduta alla sua sinistra. “Perché oggi, certo, Berlusconi è il padrone del gioco. Ma dipende da noi, quanto a lungo lo resterà”.

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