Rientro in ufficio
martedì, settembre 30th, 2008
E così eccomi di ritorno… dopo un giorno di permesso che ho usato per recarmi in ospedale per sottopormi alle consuete visite mediche per conto dell’AVIS.
E cosa ti trovo al rientro da UN misero giorno di permesso? L’ufficio sottosopra. Fogli ovunque, la mia penna preferita introvabile, e il fotocopiatore che non parte più!
Ma questo è niente.
Purtroppo la cosa peggiore è che ho ritrovato il mio capo… non fisicamente, per fortuna, ma anche quando lo sento al telefono è capace di trasformare la giornata da luminosa e piena di promesse a grigia e senza senso! ![]()
Innanzitutto tutto:
Lui “Ma… e ieri?”
Io “Ieri cosa?”
Lui “Non c’eri ieri in ufficio?”
In effetti, quando sono uscita dall’ospedale ho trovato sul cellulare due telefonate del boss supremo!
Io “No, non c’ero…. dovevo andare in ospedale! Non si ricorda che gliel’ho detto?”
Lui “E quando?”
Io “Venerdì!”
Lui “No, non me l’hai detto!”
Io “Sì, diciamo che non se lo ricorda, va!”
Lui “Vabbe, lasciamo perdere adesso… ma comunque sei tu che non me l’hai detto! Adesso manda la pratica alla signora….”
Io “E come? il fax non ce l’ho, si ricorda che l’hanno preso per aggiustarlo quelli dell’assistenza, venerdì?”
Lui “E non l’hanno ancora portato?”
Io “Evidentemente no!”
Lui “E perchè non me l’hai detto?”
Io “E quando? Ieri non c’ero! E poi pensavo fosse evidente! Ieri lei è stato qui, non ha visto che il fax [tra l'altro un monumento nazionale per quanto è grande... è impossibile non vederlo se c'è, ed è impossibile non accorgersi della sua assenza se non c'è!] non c’era?”
Lui “E no, non ci ho fatto caso!”
Le mie telefonate col capo sono tutte di questo tenore: molto surreali e inconcludenti!
Ma non è finita.
Io “Chi ha incaricato per quella commissione che è partita oggi a Iglesias?”
Lui “Il figlio di Stefano G…. porca miseria non mi ricordo come si chiama! Asco’, chiamati questo G. e fatti dare il nome del figlio”.
Cerco il numero del signore in questione e lo chiamo.
Io “Buongiorno, scusi il disturbo, sono la segretaria del dottor T., la chiamo per sapere il nome di suo figlio, di modo che possa completare la pratica a suo nome.”
G. “Certo, certo… mio figlio si chiama Alessandro.”
Io “Perfetto, la ringrazio molto e scusi ancora il disturbo.”
G. “Aspetti! Ma non vuole sapere il cognome?”
OOOOOOOOOOHHHHHHHHHHHHHHHHH
Io “Ma… veramente, considerato che è suo figlio, ho dato per scontato che avesse il suo di cognome…. Ho dedotto male?”
G. “Oh, no… no… è vero! Ha ragione! Arrivederci”
Ok. sono scoppiata a ridere come una scema dimostrando ben poca serietà professionale… ma possibile che debbano capitare tutti a me? Persino gli amici degli amici degli amici?
Ma uno normale, nooooo?????
Non mi sembra di chiedere troppo, in fondo!




